“VIAGGIO IN PORTOGALLO” di José Saramago – Giulio Einaudi editore

 

Viaggio in Portogallo è la storia di un viaggiatore che percorre il proprio Paese – il Portogallo – da est ad ovest, da nord a sud attraversando zone interne e costiere, zone montuose e pianeggianti. Nel corso del viaggio, egli registra tutto ciò che vede e osserva, scopre e ascolta ma anche ciò che prova e sente, ciò di cui dubita e su cui riflette.


Da qui la scoperta di una singolare figura di viaggiatore che ci fa conoscere e apprezzare un Paese che non è solo Lisbona o Porto o Coimbra, ma tantissimi altri luoghi, sconosciuti ai più, ma ricchi di una storia secolare, di arte e di cultura. E questo grazie ad un portoghese d’eccezione qual è Saramago, uno scrittore convinto che il campo di lavoro del romanziere sia “nelle grandi zone oscure” della storia. Infatti, nella prefazione del libro – mai presente nei tanti suoi romanzi -, egli afferma che viaggiando nel proprio Paese ” ha viaggiato all’interno di se stesso, per la cultura che l’ha educato e lo sta educando”, che “ per molte settimane è stato riflettore delle immagini esterne, un vetro trasparente attraversato da luci e ombre, una placca sensibile che ha registrato, in transito e in progresso, le impressioni, le voci, il mormorio di un popolo”.

E’ proprio in questa “ricercata fusione di chi vede e di ciò che è visto” che è racchiuso il senso complessivo, forse più autentico, sia del romanzo e sia del viaggio che, come Saramago suggerisce, va considerato un esempio e non un modello.

Il Viaggiatore inizia la sua “ricerca” a Miranda do Douro, nella regione Trans-os-Montes a nord-est del Portogallo e termina nell’Algarve, a Cabo de São Vicente, nell’estremo sud-ovest, dopo aver visitato a nord – ovest il Minho, lungo il mare e nella zona interna, la Beira e la Serra de Estrela, e nuovo lungo la costa l’Estremadura, il Ribantejo all’interno, la “grande e ardente terra” dell’Alentejo.

Il nostro Viaggiatore percorre, quindi, tutto il Portogallo offrendoci immagini stupende di zone montuose con vallate strette e profonde o ampie e di una dolcissima bellezza, di zone costiere dove il mare è spumeggiante, di pianure come giardini.



Spesso, durante il tragitto da un luogo all’altro, vive momenti unici offerti da una natura che lascia senza fiato e che incanta anche noi lettori, come quando passa sul ponte sul fiume Tuela e si trova dinanzi ad “un immenso prato verde”, immerso in un silenzio “totale, raro, angosciante, ma necessario a questa solitudine, a questo minuto indimenticabile o come quando, in prossimità di Chaves, dopo la pioggia, vede “spuntare fra le nuvole il primo azzurro slavato” e le nuvole sembrano “delle flottiglie di imbarcazioni da diporto che se ne vanno in giro, tutte munite di vele bianche e gagliarde”.

Vive momenti simili quando incontra i fiumi come la Guadiana dal percorso misterioso perché scompare e ricompare all’improvviso, il fiume Zêzere dalle “acque ruggenti”, il Càvado e il Minho di una bellezza “bucolica e soave”, il Cabrero e il Vez che, nel punto in cui si uniscono, fondono “la dolcezza e l’asperità, l’armonia dei verdi terrazzamenti e il mormorio fra i sassi”.



In questa cornice naturale sono disseminati innumerevoli paesi, cittadine deliziose e città, dove il Viaggiatore si ferma e ritrova o scopre le testimonianze della storia portoghese, delle storie popolari, del passato remoto e più recente, che spesso ricorda e rivive visitando chiese, monasteri,castelli, musei, dimore nobiliari presenti nei piccoli centri abitati, alcuni di antica origine e altri fuori dal mondo, nelle cittadine come Bragança, Chaves, Amarante, Melgaço, Braga, Aveiro, Portalegre, nelle città come Porto che è “uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accoglie”, Coimbra definita una “città di provincia con due teste, una propria e l’altra aggiunta, zeppa di sapere e di qualche materiale prodigio”, Lisbona che in fondo all’anima del Viaggiatore incuterà un po’ di soggezione.

Ovunque vada, ciò che maggiormente attrae il Viaggiatore è il segno dell’opera dei tanti uomini che, restando nell’anonimato, hanno costruito chiese e castelli, portali e arcate ardite e talvolta grandiose, colonne e capitelli, trasformando la pietra in opere d’arte. Non a caso, quando visita la chiesa di Golegã che è ”quanto di più bello esista fra i templi rurali”, viene colpito dalla scritta, orgogliosa e umile al tempo stesso, MEMORIA SONO DI CHI MI HA FABBRICATO, esibita in un cartiglio tenuto da angeli situati all’ingresso. Per una analoga ragione, quando visita il castello di Marialva e vede i resti delle case, la roccaforte, il tribunale, la prigione “sente la presenza del passato, della storia, degli uomini e della donne che nel castello vissero, lavorarono, soffrirono” e si commuove.

Per non parlare poi dei luoghi che il tempo ha in parte distrutto. Dinanzi alla cappella di São Pedro das Aguisas “un gioiello che il tempo ha aggredito e corroso”, il Viaggiatore sente “un’ondata di tenerezza, un desiderio di abbracciare questi muri, la voglia di appoggiarvi il viso, e stare così, come se la carne potesse difendere la pietra e vincere il tempo”.

Infine, va sottolineata la sensibile attenzione del Viaggiatore nei confronti della gente che incontra. Parla volentieri con tutti, fa domande, si lascia guidare, sa apprezzare le loro conoscenze anche quando sono solo orecchiate da altri, ascolta amabilmente tutti, grandi e piccoli, e ne scopre storia e leggende locali, vicende personali, sistemi di vita, gentilezza e spesso grande amore per la propria terra, per i simboli della propria tradizione e per i propri tesori artistici.



Alcuni incontri lo colpiscono particolarmente. Non dimenticherà la tristezza dell’uomo e della donna di Rio de Onor che gli hanno offerto l’acquavite e una grande fetta di pane, lo sguardo serio e insistente delle due bambine di Castro Laboreiro e il dolce sorriso della terza che si era tenuta in disparte, la felicità e l’orgoglio del cameriere incontrato a Guarda nel mostrargli le testimonianze del passato del suo paese, Citadelhe, e la fierezza con cui le donne del luogo dispiegano dinanzi a lui il palio, una sorta di immenso stendardo finemente ricamato. Porterà con sé il ricordo dell’ospitalità dell’uomo incontrato a Lamego che lo invita a fermarsi nella propria casa, l’amore per la propria terra di un vecchio autista di Lisbona incontrato a Capinha, il sorriso della sorda vecchina di Castelo Novo così”autentico, così contento di sorridere da farti venire la voglia di abbracciarla e chiederle di sorridere un’altra volta”.

Come si può cogliere dalle citazioni, riportate intenzionalmente, il Viaggiatore ci dà delle descrizioni così vive, ricche di immagini e spesso di grande poesia che, nel corso della lettura, cresce la sensazione di viaggiare con lui, ma anche l’ammirazione per lo scrittore e per l’uomo Saramago, visto che in lui si fondono grandezza narrativa e umile semplicità.


AEMME

Viaggiatori senza portafoglio

 

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